Giordano Bruno – La Cena de le Ceneri

Giordano Bruno
La Cena de le Ceneri

La Cena de le ceneri è il primo dialogo filosofico che Giordano Bruno pubblica a Londra. Siamo nell’anno 1584 e Bruno scrive in italiano, dedicando l’opera all’ambasciatore francese Michel de Castelnau, presso il quale era ospite dopo aver lasciato la Francia nell’aprile del 1583. Inquadrabile nell’ambito della filosofia della natura, in essa Bruno, collegandosi alla teoria copernicana, descrive un universo infinito nel quale il divino è onnipresente, la materia eterna e in perenne mutazione.

L’opera è divisa in cinque dialoghi, i protagonisti sono quattro e fra questi Teofilo può considerarsi il portavoce dell’autore. Bruno immagina che il nobile sir Fulke Greville, il giorno delle Ceneri, inviti a cena Teofilo, Bruno stesso, Giovanni Florio, precettore della figlia dell’ambasciatore, un cavaliere e due accademici luterani di Oxford, i dottori Torquato e Nundinio.

Si ritiene che l’incontro, e quindi la cena stessa, sia effettivamente avvenuto presso gli appartamenti reali a uso di Greville, nei pressi di Whitehall, il 15 febbraio del 1584. In una delle deposizioni all’Inquisizione di Venezia, Bruno descriverà la cena come svoltasi invece a casa dell’ambasciatore di Francia. I nomi Torquato e Nundinio corrisponderebbero allora realmente a due accademici coi quali Bruno discusse quella sera e che egli menziona con nomi fittizi ma allusivi: «doi suggetti con la raggion di nomi loro, se la vorrete capire»; Torquato rimanda a torques (“collana”), perché costui indossava due vistose collane, mentre Nundinio, la cui mano «contenea dodeci anella in due dita», rimanda a nundinae (“mercato”), per l’uso che allora avevano i mercanti di portare molti anelli.

Rispondendo alle domande di Smitho, Prudenzio e Frulla, Teofilo racconta lo svolgersi della conversazione e così espone le teorie del Nolano. Come di consuetudine, Bruno fa precedere alla dedica introduttiva una poesia che intitola Al mal contento.

La pubblicazione di quest’opera suscitò molte polemiche sia negli ambienti accademici inglesi che in quelli reali, e Bruno preferì rifugiarsi presso l’ambasciata francese di cui era ospite, restando sotto la protezione dell’ambasciatore. Abbiamo una testimonianza dello stesso Bruno di quanto era accaduto in De la causa, principio et uno, opera pubblicata di lì a poco e dedicata proprio all’ambasciatore Michel de Castelnau, al quale egli scrive:

Nel primo dialogo di quest’opera Bruno chiarisce il suo intento scusandosi: non era sua intenzione offendere l’intero corpo accademico né la nazione inglese, essendo il suo bersaglio i due accademici coi quali aveva interloquito e non altri.

Filippo Giordano Bruno (Nola, 1548 – Roma, 1600) è stato un filosofo, scrittore e frate domenicano italiano, condannato al rogo dall’ Inquisizione cattolica per eresia.
Tra i punti chiave della sua concezione filosofica, che fondeva neoplatonismo e arti mnemoniche con influssi ebraici e cabalistici, la pluralità dei mondi, l’infinità dell’universo ed il rifiuto della transustanziazione.
Il suo pensiero presenta un’accentuazione dell’infinitezza divina sconosciuta ai neoplatonismi precedenti.
Con notevoli prestiti da Nicola Cusano, Giordano Bruno elabora una nuova teologia dove Dio è intelletto creatore e ordinatore di tutto ciò che è in natura, ma egli è nello stesso tempo Natura stessa divinizzata, in un’inscindibile unità panteistica di pensiero e materia.

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