I Tarocchi di Giordano Bruno. Le Carte della Memoria – La Porta Gabriele, Patriarca Walter

Dall’introduzione degli autori:
“Questo è un saggio storico e non deve essere assolutamente confuso con gli scritti dei cosiddetti «partecipi ai lavori», praticanti arti esoteriche, adepti alla magia, iniziati all’occulto, maestri di ermetismo, negromanti, fattucchiere, divinatori e simil specie.
Il volume è una finestra sul periodo umanistico e in parte sul Rinascimento, quasi un corso propedeutico per una corretta comprensione dei testi di Ermetismo che tanto influenzarono la concezione di un Marsilio Ficino e Pico della Mirandola, prima, e Giordano Bruno, poi. Malgrado la struttura del volume sia quella usuale, ovvero divisa per capitoli, corrispondenti a tematiche in progressione temporale, il libro necessita da parte del lettore di uno sforzo di fantasia.
Questo perché sarebbe impossibile comprendere l’adesione dei filosofi citati alla pratica della magia, senza una immedesimazione nel contesto storico in cui essi operarono. La Magia immaginativa e la sua sorella minore, l’Arte della memoria, sono i fulcri della trattazione e nello stesso tempo i nodi concettuali da sciogliere. Infatti nei tempi presenti si è tanto parlato di immaginario e sempre a sproposito. Immaginario è diventato, nell’uso corrente, l’insieme della musica, dei colori, delle manifestazioni di piazza, delle mostre iconografiche, che vengono approntate nelle principali città del nostro paese.
Piacevoli occasioni di divertimento e anche di cultura, ma che non hanno certamente nulla a che vedere con l’immaginario. Tale termine invece significa esclusivamente il tentativo dell’uomo di aprire la propria mente sino ad arrivare ad una corretta comprensione delle idee di Dio. I Tarocchi di Giordano Bruno, detti anche Carte della Memoria, servono a questo scopo fondamentale. Sono certamente utilizzabili anche per altri fini minori e collaterali, ancorché divertenti, ma ciò non toglie che l’intenzione ultima del Bruno fosse quella di connettere l’umano con il divino.
Anche la figura del filosofo di Nola risulterà al lettore ben diversa da quella scolastica o anche solo esclusivamente storicistica. Bruno voleva modificare l’intero genere umano e quindi il mondo. Utopia e rivoluzione si incrociano in quest’uomo ardente, estatico, violento, geniale, dalla cultura e memoria prodigiosa. In qualche modo assomiglia ad un sofista rovesciato, perché se come costoro viaggia per il mondo per diffondere il suo proprio personale sapere, contrariamente a questi i suoi fini non sono né il lucro né il. successo, ma una modificazione interiore basata sulla moralità, applicazione, tenacia, sacrificio personale, purificazione e astinenza. Eticamente, a livello individuale, Bruno rimanda ad un Savonarola ancora più radicale, propugnatore di una «prisca teologia» molto più rigida del cristianesimo. In effetti il suo fine, la divinizzazione dell’umano, meritava tanta rigorosità e applicazione. Il Nolano era davvero convinto di possedere le tecniche per una completa trasformazione dell’umanità, per consentirle di attuare la suprema idealità della bontà, bellezza e tolleranza congiunte. Portando in sé tale «supremo intento», Bruno ha affrontato e accettato qualsiasi ostacolo, cimento, prova, dolore, derisione, disinganno. L’entusiasmo del profeta lo ha spinto per ogni dove, nelle università, nelle città, nei cenacoli, nei dibattiti, nei confronti pubblici, ovunque potesse insegnare i modi e i mezzi della possibile metamorfosi dell’uomo, da creatura imperfetta a demiurgo in atto.
Le carte-tarocchi, che sono presenti in questa pubblicazione, costituiscono i mezzi con cui lo studioso voleva attuare il suo sogno universale. Sono state dipinte rispettando fedelmente i dettami dell’autore, sia nei soggetti che nell’uso dei colori, e per la prima volta divengono uno strumento alla portata di tutti. Quindi è lecito affermare che, sempre per la prima volta, il suo desiderio può considerarsi realizzato almeno nella intenzione divulgativa.
Il lettore non dimentichi quindi che, seguendo fedelmente le istruzioni sull’uso, potrebbe cominciare l’opera di mutamento nel proprio laboratorio, ovvero nella sua personale immaginazione.
Volendo è possibile, e lecito, saltare tutto il saggio storico e passare direttamente all’appendice dove sono trascritti gli insegnamenti per adoprare le carte. Ma forse in questo modo il lettore perderebbe il senso profondo, il profumo, l’atmosfera, di questo «gioco divino» che Giordano Bruno gli ha lanciato attraverso i secoli.
Per parteciparvi occorre solo accettare liberamente le regole, comprendere come tale «ludus» dell’immaginazione sia fuori della sfera della utilità e necessità materiale, ed avere l’animo predisposto a sentimenti di elevazione e tensione, di letizia e distensione. In fondo sono le stesse norme del poetare, inclinarsi liberamente verso la parte migliore di sé.”