Il Libro Tibetano dei Morti – Chögyal Namkhai Norbu

Il Libro Tibetano dei Morti
Chögyal Namkhai Norbu

Un classico della religiosità orientale appartiene al filone di scritture arcaiche attraverso le quali l’uomo ha tentato di affrontare l’angosciante problema della morte, proponendo soluzioni che leniscano il terrore e rassicurino il vivente sul suo ignoto destino.
Nel fiorito linguaggio di questo rituale tibetano, la morte si configura in modo radicalmente diverso sia dall’idea di un’integrazione nella gloria divina, sia dal concetto di una dissoluzione totale.
Nel tempo intermedio tra la morte fisica e il destino finale, il defunto conserva un “principio cosciente” sul quale opera il monaco recitante, che mediante la lettura del testo, ingenera in quel “principio” esperienze visionarie ed evoca le immagini terrifiche degli Dei.

Namkhai Norbu ( let. “gioiello del cielo”), nato a Derge in Tibet orientale nel 1938, è uno dei principali maestri di Dzog Chen viventi. Dopo aver insegnato per oltre vent’anni lingua e letteratura tibetana all’Istituto Orientale di Napoli, si dedica attualmente esclusivamente alla diffusione dell’insegnamento Dzog-chen.
Ha fondato la comunità Dzog-chen autogestita dai praticanti con “gar” o centri in diversi continenti.Inoltre sono state fondate un’associazione internazionale di studi tibetologici, l’Istituto Shang Shung ed una organizzazione non governativa di aiuti al Tibet chiamata Asia, la comunità Dzog-Chen è presente in Italia a Merigar, Arcidosso.
Nato a Derghe, in Tibet orientale nel 1938, Chögyal Namkhai Norbu fu riconosciuto alla sua nascita come reincarnazione di un celebre maestro della tradizione Dzogchen. Nonostante la giovane età, verso la fine degli anni cinquanta era già noto come profondo conoscitore della cultura tibetana di Dzogchen e grande maestro spirituale. La sua fama in India e in Tibet ebbe una tale risonanza che nel 1960 il prof. Giuseppe Tucci, eminente studioso e fondatore dell’Is.M.E.O, uno dei maggiori istituti di studi orientalistici italiani (oggi Is.I.A.O, Istituto per l’Africa e l’Oriente), lo invitò a Roma per collaborare alle sue ricerche. Fu così che Chögyal Namkhai Norbu si trasferì in Italia dove incominciò a contribuire attivamente alla nascita degli studi tibetani in occidente.
Nel 1963 fu chiamato ad insegnare Lingua e Letteratura Tibetana presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli, dove ha lavorato fino al 1992, concentrandosi principalmente sullo studio della storia antica del Tibet. I suoi lavori denotano una profonda conoscenza della civiltà tibetana e sono rivolti principalmente ai giovani del Tibet perché non muoia in essi la coscienza dell’antico patrimonio culturale del loro paese. Per questi giovani, sia quelli che vivono nella regione autonoma della Repubblica popolare cinese, sia quelli costretti alla diaspora, le pubblicazioni di Chögyal Namkhai Norbu rappresentano un importante punto di riferimento per la continuazione dell’eredità culturale del Tibet e la sua identità nazionale. I suoi studi, poi, hanno avuto un risalto internazionale che lo hanno portato a svolgere un’intensa attività di divulgazione, attraverso conferenze e seminari, tenuti nei maggiori centri di ricerca orientalistica e università del mondo.
A partire dalla metà degli anni ’70 Chögyal Namkhai Norbu incominciò ad insegnare Yoga e meditazione Dzogchen ad alcuni allievi italiani e il crescente interesse suscitato dai suoi insegnamenti lo convinse a impegnarsi sempre più in questa attività. Insieme ad alcuni discepoli fondò la prima Comunità Dzogchen in Italia ad Arcidosso in Toscana e poi con il tempo fondò altri centri in diverse parti d’Europa, della Russia, degli Stati Uniti, del Sud America e dell’Australia.