Il Mistero della Morte nell’India Tradizionale – Gian Giuseppe Filippi

Questo libro descrive un modo di pensare e vivere distantissimo dalle esperienze esistenziali diffuse in Occidente.
Ben diversamente da ciò che comunemente si favoleggia qui da noi, l’approccio degli indiani alla morte non è affatto informato a un atteggiamento fatalista. Al contrario, la vita è condotta con il desiderio di ottenere una “buona morte”, che concluda una vita lunga e piena di soddisfazioni.
Tuttavia la morte non è contrapposta alla vita. La morte è un breve momento di uscita dalla attuale condizione d’esistenza e, al tempo stesso, è una nascita a un altro tipo di via. Perciò la morte è paragonabile alla nascita piuttosto che alla vita, come invece è in uso in Occidente.
Il libro tratta quindi dei problemi che riguardano il concepimento, il parto, lo sviluppo dell’essere umano, la sua decadenza e la morte.
Il punto di osservazione di questi fenomeni è basato sulla ricerca che l’autore ha compiuto nel corso di quaranta anni nelle varie realtà dell’India odierna. Ha potuto constatare che nel corso dei secoli e dei millenni l’atteggiamento degli indiani nei confronti della morte non è poi cambiato molto, e ciò gli ha permesso di riferirsi agli antichi testi sanscriti, seguendo la chiave interpretativa che ancor oggi i sacerdoti indù invocano come spiegazione sia religiosa, sia scientifica del mistero della dipartita.
Assieme alle interpretazioni speculative di grande profondità, il libro raccoglie la descrizione dei riti che accompagnano il morente a oltrepassare la soglia della morte. Il racconto dell’esperienza del trapasso e delle sensazioni provate durante l’agonia s’accompagna alle credenze sul viaggio che l’anima del defunto compie per raggiungere i cieli degli antenati, ai pericoli che si trovano nei primi giorni dopo la morte, gli attacchi degli stregoni e il rischio di diventare un’anima in pena, un revenant, un vampiro. Segue il giudizio di Yama, dio degli inferi e il raggiungimento della perpetua dimora dei trapassati. Ma con questo non si esaurisce l’immaginario postumo degli indiani: alla fine del mondo degli uomini, i morti, in compagnia degli ultimi viventi, cominciano la prima di una indefinita serie di trasmigrazioni in nuovi mondi, con nascite che si susseguono a rinascite e morti a rimorti, sempre alla ricerca di quella Liberazione che consentirà agli eletti di uscire dal perenne divenire e di identificarsi all’Essere, alla Divinità suprema.