L'Incenso del Tempio e L'Olio dell'Unzione: uno studio cabalistico

L’Incenso del Tempio e L’Olio dell’Unzione: uno studio cabalistico

di Nadav Hadar Crivelli & Riccardo Yedidiyah Scotti

E’ uscito per i tipi della Psiche2 il nuovo volume della collana “La Saggezza della Cabalà”: si tratta di un libro che interesserà sicuramente tutti gli studiosi della materia, ma più che altro saranno gli operativi ad apprezzare questo testo. Tuttavia non escludiamo che possa interessare anche a tutti coloro che usano abitualmente gli incensi e sono amanti dei profumi.

Nella tradizione ebraica si considera l’olfatto unico, fra i cinque sensi, a non avere patito una discesa di livello dopo il peccato originale: infatti nel giardino dell’Eden “Isha” (la donna, non Eva!) prima ode  il “serpente” che la informa della possibilità di diventare come Dio, poi lo vede, lo tocca e infine lo assaggia. E’ così che l’olfatto rimane santo, paradisiaco…

Quindi attraverso la percezione olfattiva del Quetoret (incenso rituale) e dello Shemen (olio santo) possiamo di nuovo respirare l’aria del Paradiso (!) ed elevarci fino alla dimensione messianica. In effetti lo scopo di questo libro è quello di far conoscere al lettore una delle funzioni religiose più importanti dell’antico ebraismo: l’offerta del Quetoret nel Tabernacolo del deserto e nel Tempio di Gerusalemme.

Ma insieme all’uso dell’incenso è strettamente connesso anche l’utilizzo di un altro composto, lo Shemen, ossia l’olio con cui venivano “unti” i profeti e i re-sacerdoti. Così nel libro troviamo anche la descrizione precisa degli ingredienti e della preparazione di ogni tipo di olio, per la precisione sette, ciascuno associato ad un “centro di consapevolezza”, equivalenti ai ben noti “chakra”.

Nel capitolo 4 del Cantico dei Cantici, al verso 14, si trova l’elenco delle spezie connesse ai sette centri di consapevolezza:

“Nardo e Zafferano, Calamo e Cinnamomo, con tutti gli alberi del Franchincenso, Mirra e legno d’Aloe.”

Queste corrispondenze si basano sul “settenario cabalistico” attraverso cui può essere interpretata la realtà intera: il testo cabalistico più antico – il Sefer Yetzirah – associa i sette centri di consapevolezza alle sette lettere doppie dell’alfabeto ebraico, e con tutto ciò che esse “formano” nei diversi piani di manifestazione della realtà. Ma ci sono anche i Sette Palazzi simbolo degli stati di contemplazione, i Sette Cieli, le Sette Terre, i Sette Mari, i Sette Monti, i Sette Deserti …

A questo punto ci fermiamo per non togliere il piacere a chi leggerà il testo di scoprirne tutto il suo contenuto!

Vogliamo però fare un breve cenno alla tradizione ermetica, a noi senz’altro più vicina, in cui il senso dell’olfatto viene associato al “quinto elemento” chiamato dagli antichi filosofi greci Aither, e che nella tradizione induista è chiamato Akasha: sarà questa poi la famosa “Quintessenza” di cui parlano praticamente tutti i testi di alchimia della tradizione occidentale.

Secondo l’ermetismo, riguardo agli altri quattro elementi, abbiamo le seguenti associazioni: vista-fuoco, gusto-acqua, tatto-terra e udito-aria. Naturalmente il “settenario” corrisponderà ai sette pianeti-metalli: Sole-oro, Luna-argento, Marte-ferro, Giove-stagno, Venere-rame, Saturno-piombo e il “divino” Mercurio (Hermes appunto, da cui ermetismo) che insieme allo Zolfo e al Sale completa la classica triade dei principi “filosofici”.

Per concludere lasciamo alla riflessione dei lettori questo curioso frammento del filosofo Eraclito:

“Se tutte le cose diventassero fumo, sarebbe l’olfatto a distinguerle…”

B-Atman