“La caduta e la folgore – Breve analisi dell’Arcano XVI” di Yonah

Difficilmente qualcuno si addentrerà nel mondo dei tarocchi senza sentire sin da subito angoscianti storie di carte funeste e tremende. Per scrivere questo articolo è quindi importante che io faccia una premessa: ogni Tarocco è sia luce che ombra, agevolazione e ostacolo, influsso negativo e positivo. Se un Tarocco fosse unicamente benevolo o malevolo si creerebbe una sorta di squilibrio del tutto estraneo alle leggi naturali e a qualsiasi concezione esoterica (seria) che si basa sull’equilibrio e la sintesi tra le parti. La Torre è uno di quei tarocchi che gode di pessima fama, anzi … probabilmente è lo spauracchio supremo di tutte le lame maggiori e minori. Mi è capitato più di una volta di fare consulti a persone che, avendo una conoscenza superficiale degli arcani, si sconvolgessero ad ogni uscita della Torre, quando magari nella loro lettura era portatrice dei suoi valori positivi. Ma bando ai preamboli ed iniziamo ad addentrarci al meglio nel più temuto ed odiato dei tarocchi.

Tradizionalmente conosciuta come “La Casa di Dio” o “Torre di Babele” può già trovare un’interpretazione più appropriata nella conseguenza che scaturisce dal tentativo di innalzare se stessi con della mera superbia ed arroganza. Tale conseguenza è l’inevitabile distruzione, che colpisce la tracotanza e spinge l’uomo a rapportarsi con la dura e cruda realtà. La Torre è quindi Icaro che giustamente desidera fuggire dal Labirinto ma che lo fa con ali di cera che finiscono per sciogliersi al sole condannandolo a morte. Ma questo evento è colpa del Sole? No. E’ colpa delle ali? No. E’ colpa di Icaro? Assolutamente si. Se avesse applicato nel suo piano di fuga un’intelligenza approfondita e più accorta, lui si sarebbe salvato. Il crollo della Torre dipende proprio da questo: dalle basi con cui è costruita. Se le radici sono marce anche la punta inevitabilmente sarà fatta dello stesso materiale. Se il Diavolo in un senso lato può rappresentare la metafora biblica di Satana che sfida Dio, la Torre è la caduta stessa dell’Angelo ribelle negli Inferi. Ci porta quindi in una condizione di sfiducia totale, che trova una cura solo con la carezzevole luce delle stelle, l’Arcano successivo. L’arcano numero sedici al “negativo” ci insegna il tanto temuto “limite umano”. Perché noi non siamo esseri unicamente infiniti, poiché abbiamo anche una nostra parte finita. La Torre intesa come struttura nel tarocco incarna noi stessi, i mattoni sono la nostra carne e le nostre ossa. Noi siamo le nostre scelte. E se la costruzione di noi stessi è falsata da maschere e da mattoni fasulli, si ritroverà spazzata via non appena il fulmine della vita si abbatterà su di essa. La Torre è quindi una carta di rottura, rappresenta quel fulmine che rompe la corazza dell’Ego creata dal Carro e frammenta il nostro sé. La Torre ci insegna non tanto ad essere umili ma a non essere superbi, e per quanto possa sembrare la stessa cosa, in realtà il concetto cambia e non poco. Dov’è allora il positivo in questa carta? Semplice: in determinate letture può indicare la rottura di schemi vecchi ed obsoleti e la distruzione del nostro carcere ed inferno personale. La saetta in quel caso non è più la severa giudice che mette alla prova le nostre ambizioni spesso distruggendole, ma assume l’identità della spada che taglia i legami con il marciume che noi stessi produciamo o che gli altri ci tirano addosso. Il fulmine diventa quindi propagazione dell’Occhio di Dio, incarnando la funzione modellatrice della vita e del divino che tutto plasma e modifica, ridando nuova pelle ed abbattendo quella vecchia. Ogni costruzione esteriore (ricordiamo sempre che la distruzione interiore è la Morte, mentre la Torre è l’esterno) di maschere e assunti ormai obsoleti e privi significati va distrutta. Collegata alla lettera ebraica “Ayn” identifica “l’occhio di ogni occhio, la luce di ogni luce, la sapienza di ogni sapienza”. La Torre, come nostra alleata, ci spinge a rompere tutto l’assetto esterno della nostra vita che ci condiziona e che ormai è del tutto inutile e controproducente al nostro sviluppo. E così come il fulmine dell’Arcano può essere una scarica distruttiva, allo stesso tempo può essere la folgore divina che accende in noi la capacità di guardare verso il nuovo, di sognare e sperare. Cambiare spesso fa male e spaventa enormemente, e a terrorizzare è indubbiamente più il mutamento esterno di abitudini, luoghi, ambienti, atmosfere ed entourage piuttosto che quello intimo ed interiore. Ritengo, quindi, che sia proprio per questo motivo che la Torre incuta così tanto timore nelle persone. E anche qualora si dovesse presentare nella sua accezione più minacciosa, ricordate sempre che nella vita esiste anche la grandine e che anche essa ha un suo significato.