“La Dimora degli Elohim presenta: La Prova del Drago” di Roberto Giovagnoni

La dimora degli Elohim presenta :

LA PROVA DEL DRAGO

come dominare il proprio Drago interiore

A metà dello scorso anno la rivista Focus, citando la pubblicazione scientifica anglosassone Nature, ci parlava di un possibile ritorno nel nostro pianeta di un’animale mitico: il Drago. Con uno studio accurato si preannunciava l’imminente risveglio di questa specie dopo un letargo volontario durato almeno sei secoli.
Nell’articolo si illustrava con minuzia di particolari quando descritto dal monaco Sassone Godfrey of Exmouth in un antico libro intitolato “De Dracones (Sui draghi)” . Il testo medioevale dimostra, secondo i criptozoologi, che questa specie, erroneamente considerata come mitologica, in effetti ha realmente prosperato in varie zone europee ed asiatiche fino alla metà del 1400.Verso la fine del quindicesimo secolo, però, il forte calo delle temperature che ha colpito il continente euroasiatico ha influenzato il metabolismo dei mostri alati senza produrne per contro l’estinzione. Essi, infatti, mossi da un istinto ancestrale, si sono semplicemente ritirati in letargo nei luoghi più freddi ed inospitali del pianeta ibernandosi volontariamente nei ghiacciai e sotto le calotte polari. Per gli studiosi, che hanno analizzato il manoscritto, però, il lungo sonno sembra ormai giunto al suo termine. Vari fattori potranno contribuire al risveglio dei draghi ai nostri giorni : il riscaldamento globale e l’inquinamento che rendono più mite la temperatura media, il forte incremento della popolazione mondiale che aumenta il numero delle potenziali prede, la scoperta di nuovi giacimenti di oro, argento e uranio, metalli usati da questi animali per alimentare il fuoco interiore. Tutti questi elementi faranno del drago la nuova specie dominante del pianeta producendo in un arco abbastanza breve la nostra completa estinzione.

Vi Siete spaventati?
Tranquilli. Ancora possiamo dormire sonni tranquilli. Non è vero nulla. L’articolo era un simpatico e ben riuscito pesce d’aprile.

Il Drago non esiste veramente. Esso è un animale frutto della fantasia umana. Ma i rettili alati sono citati e ricordati nelle mitologie di tutte le culture e quindi rappresentano una metafora importante per aiutarci nel nostro personale confronto con i “mostri interiori” che ognuno di noi possiede. Questi mostri si chiamano paura, rabbia, timore, invidia, gelosia. Essi ci limitano, ci bloccano e ci impauriscono, rallentando o a volte impedendo la nostra piena evoluzione.

La teoria della metafora

La nostra mente pensa per mezzo di metafore; rappresentazioni esatte di come vediamo la realtà in cui viviamo. Ad esempio, quando abbiamo un problema, la nostra mente immagazzina in una struttura unica i suoi aspetti concreti e con una metafora descrive la situazione. Un nuovo problema diverso dal precedente avrà una struttura diversa e una metafora di riferimento differente. Pertanto, quando andiamo ad individuare una metafora comune, possiamo imparare come la mente gestisce e tratta tutta una serie di problematiche.
Ma come facciamo a trovare una soluzione a ciò che ci limita o spaventa? Secondo questo ragionamento, il semplice cambiamento della rappresentazione della metafora modifica o annulla il problema, o meglio non permette alla causa che lo ha prodotto di verificarsi più nel tempo.

Il Drago, figura presente e comune a tutte le culture, rappresenta una metafora molto potente dei nostri “mostri” interiori.
Studiarlo, osservarlo e comprenderlo senza farcene eccessivamente coinvolgere ci aiuterà a conoscerci meglio ed a superare i nostri blocchi.

Per entrare in maggiore sintonia con quanto stiamo dicendo, vi proponiamo di sperimentare un esercizio pratico. Muniamoci di un quaderno per appunti, una penna, un grande foglio da disegno A3, pennarelli e colori. Prima di iniziare a lavorare, però, rilassiamoci un po’ leggendo questa breve favola…

Il terribile drago sputafuoco

C’era una volta un re, abitava in un grande castello circondato da un fitto bosco.
Il re e gli abitanti del castello erano persone tranquille, ma la loro tranquillità era minata dagli attacchi di un terribile nemico, infatti nel bosco abitava un drago che di tanto in tanto usciva sputando fuoco a destra e a manca terrorizzando tutti gli abitanti del castello che urlavano a squarciagola dalla paura riuscendo a spaventare il mostro che scappava di nuovo nel bosco.
Ma la calma durava pochi giorni, trascorsi i quali, il drago sputa fuoco tornava allo scoperto più fiammeggiante di prima.
La situazione era diventata insostenibile, il re decise quindi di prendere provvedimenti e mandò il suo soldato più coraggioso a sconfiggere il terribile nemico. Il soldato si preparò in previsione del successivo attacco, sellò il suo fido destriero, affilò la sua spada e appena udì i pesanti passi del drago avvicinarsi al castello, corse al galoppo sguainando la spada verso il drago.
Tutti era in silenzio all’interno del castello aspettando il ritorno del prode vincitore con l’ambito trofeo. Dopo pochi minuti ecco sentire in lontananza il trotto di un cavallo, era il soldato che rientrava a castello. Tutti pensavano che fosse un grande eroe, in poco tempo aveva eliminato il nemico, invece, il soldato entrò nel castello a mani vuote e per giunta con una strana richiesta:
“Del miele presto!” “Miele? Che ci fa un coraggioso cavaliere con il miele?” Pensò fra se il re che si fidava del suo miglior soldato
“Mi serve tanto miele, tantissimo miele, una enorme quantità di miele” disse affannato il soldato che pareva avesse gran fretta.
Il re dubbioso chiese “vuoi catturare il drago incollandolo col miele?!” “Catturare?. No no, non voglio catturare quella povera creatura”. Il re e gli abitanti del castello rimasero allibiti davanti ad una tale affermazione.
“Il drago ha la tosse!” spiegò il soldato
“E’ per questo che sputa fuoco, ad ogni colpo di tosse un’incontrollata fiammata esce dalla sua bocca, lui si avvicinava al castello per chiedervi aiuto, ma le vostre urla lo spaventavano così tanto che tornava nel bosco tremante”
Il re capì il problema e ordinò ad ogni abitante del castello di donare un vasetto di miele per il drago, il soldato ne riempì un’enorme botte e la portò al dragò che poté finalmente curare la sua tosse. E così tutti, abitanti del castello e drago, vissero per sempre felici e contenti.
(storia inventata da un bambino di terza elementare – dal sito favole per bambini scritte da bambini)

Comprendere il proprio Drago interiore

Come abbiamo potuto leggere in questa breve favola, a volte le cose che non ci piacciono, i “draghi” che ci spaventano e limitano, rappresentano in effetti messaggi, richieste di aiuto o suggerimenti che il nostro inconscio ci invita a cogliere. Nella maggior parte dei casi vediamo questi aspetti in modo totalmente negativo e rifiutiamo il confronto con essi. Ci attrezziamo per scacciarli da noi aggredendoli in vario modo : per mezzo di tecniche psicologiche, grazie a pratiche tradizionali tipo lo sciamanesimo oppure attraverso esercizi di riequilibrio energetico come il qi gong e lo yoga ecc.
La nostra reazione ci fa evitare, però, quasi sempre l’azione risolutiva : restare nella situazione senza intervenire, semplicemente ascoltare e osservare cosa avviene dentro di noi.

Difficile? Non sappiamo come e cosa fare?

In questa sezione vi proponiamo un percorso per acquisire maggiore consapevolezza di noi stessi per mezzo del confronto con i nostri “draghi”.

Come primo passo iniziamo facendoci una domanda : “Se ciò che in questo momento non mi piace fosse un drago, di che colore sarebbe?”, successivamente continuiamo con la minuziosa descrizione dell’animale . Dopo aver descritto il drago (es. è rosso, molto grande, pieno di scaglie scure, con denti aguzzi di colore giallo ed artigli neri), focalizziamo la nostra attenzione su come esso si pone nei nostri confronti es. : “il drago è girato verso di me e mi guarda in modo minaccioso” , cerchiamo poi di unire caratteristiche le sue caratteristiche fisiche ed il suo atteggiamento es. : “E’ un drago rosso, molto grande, la sua testa è girata verso di me, gli occhi mi guardano insistentemente, le narici sono dilatate e tutti i muscoli sono tesi… sembra sul punto di balzarmi addosso…”
Terminata questa descrizione puntuale che se vogliamo possiamo appuntarci nel quaderno, proseguiamo con il disegno del drago; finito il disegno prendiamo il foglio ed iniziamo ad osservare il nostro drago con grande attenzione. Chiediamo a noi stessi : “Quali emozioni prova il drago in questo momento nei miei confronti?” Ne elenchiamo almeno tre o quattro.
Ci diciamo a voce alta le parole che abbiamo individuato e restiamo in ascolto delle nostre percezioni. Poi visualizziamo il drago di fronte a noi : non abbiamo alcuna possibilità di fuga o possibilità di reagire. Quali sono le nostre sensazioni in questo momento? Cosa percepiamo nel nostro corpo? Quali pensieri si vanno a formare nella nostra mente? Stiamo per un po’ in contatto con le emozioni che proviamo nel qui ed ora senza rifiutarle o giudicarle. Passati due/tre minuti facciamo un bel respiro profondo e torniamo in un condizione di piena razionalità.
Focalizziamo la nostra attenzione sul drago e poniamoci la seguente domanda: “Qual è lo scopo del drago? Per quale motivo ci cerca e vuole stare con noi?” Se riflettiamo bene, probabilmente c’è stato un momento iniziale nella nostra vita in cui il drago è venuto a trovarci per la prima volta. Data la sua forma, la sua aria minacciosa, la sua potenza, abbiamo sempre considerato quest’incontro come qualcosa di terrorizzante. Ma ora, dopo l’analisi che abbiamo fatto, potremmo provare, con la logica, a capovolgere la situazione. Come nella favola che abbiamo letto prima, il drago, metafora delle nostre paure e dei nostri limiti, è venuto da noi per chiederci qualcosa, oppure per donarci un insegnamento o per influenzarci ed asservirci. Di fatto non ci vuole fare del male, ma solo mettere alla prova. La sua funzione è quella di tentarci al fine di farci cadere nelle nostre paure più profonde. Una parte di noi è affascinata dal drago, un’altra vorrebbe fuggire oppure desidererebbe ucciderlo e liberarsi definitivamente di lui. Ma ciò non è possibile. Infatti, se facciamo riferimento alla tradizione, il drago è una metafora del percorso di crescita spirituale. Se osserviamo l’iconografia di San Michele, vediamo come, nelle varie rappresentazioni, l’Arcangelo non uccide il drago, ma semplicemente lo domina e lo controlla. Senza alcun timore tiene un piede sulla sua testa e non si fa influenzare. Qual è il significato profondo del suo agire?
La spiegazione sarebbe lunghissima ed articolata. Proviamo a darvi delle piccole linee guida. San Michele dal punto di vista allegorico rappresenta la crescita interiore dell’individuo. Per le antiche vie iniziatiche l’universo interiore ed esterno (microcosmo individuale e macrocosmo universale) era formato da nove cieli e da nove regni inferi. L’adepto per raggiungere l’illuminazione doveva percorrere tutti questi sentieri, arrivare a conoscerli senza però farsi eccessivamente coinvolgere. Uno ed uno solo era il suo compito : conoscere senza cadere!

Il confronto finale, quello più difficile, era quello con il drago. Colui che giudica, colui che inganna, colui che promette… superare la prova, e cioè controllare il drago senza fuggire, ma anche senza ucciderlo voleva dire rinascere a nuova vita: questo perché l’adepto riusciva a trasformare l’energia distruttiva ed ingannatrice del drago in energia creativa.

Concludendo questo breve articolo, possiamo dire che il drago è una potente metafora dei regni inferi che vivono dentro di noi : invidia, rabbia, avarizia, voglia di prevaricare gli altri, orgoglio, senso di superiorità ecc. Dobbiamo per forza scendere nella nostra intimità per conoscerci meglio ed arrivare infine a sprigionare la vera Luce partendo dalle nostre ombre.

a cura di Roberto Giovagnoni
Esperto di Angeli secondo la tradizione teologica ed esoterica, Counselor professionista e Trainer di training autogeno

Perugia 2 Marzo 2018 Roberto Giovagnoni