La Grande Opera Alchemica

di Gratianus

 

Negli ultimi dieci anni sono stati pubblicati molti testi riguardanti l’Alchimia, però fra tutti i più interessanti ci sembrano quelli di Gratianus, o di colui che si cela sotto questo nome, se non altro per scoprire fino a che punto egli si è spinto nella “divulgazione caritatevole”.

E’ da tempo infatti che seguiamo gli scritti di questo autore, e già dal primo libro “Colloqui con il maestro” siamo rimasti particolarmente colpiti dal diverso approccio, senz’altro atipico nella letteratura ermetica in lingua italiana.

Espliciti sono i riferimenti al misterioso Fulcanelli, così come all’opera del suo discepolo Eugène Canseliet, ma anche all’italianissimo Paolo Lucarelli, che si dedicò all’alchimia operativa per decenni, cosa davvero incredibile per gli “spiritualisti” contemporanei.

Comunque il nuovo libro di Gratianus è piuttosto eloquente già nel titolo “La Grande Opera”, nondimeno egli ci ricorda che gli alchimisti hanno sempre parlato in modo simbolico, così possono essere compresi solo da coloro che hanno camminato sulla loro stessa strada.

“Il metodo alchemico parte dal presupposto che esista una materia primordiale non ancora corporificata, che per sua natura contiene in sé ogni cosa.”

La qual cosa non avrebbe senso se non fosse sottinteso che tutto l’universo è permeato di Spirito, perciò tutti i filosofi ermetici affermano che senza lo Spirito Universale l’alchimia non esisterebbe!

Un’antica favola indiana narra di un giovane pesce che va dal pesce saggio per sapere che cosa è il mare! E’ probabile che il lettore ancora digiuno di scienza ermetica faccia la stessa domanda in merito allo Spirito …

In fondo molte frasi dei testi di alchimia non sono diverse dai famosi “koan” zen! Con questo non vogliamo dire che si tratta solo e semplicemente di metafore, anzi tutt’altro, perché sappiamo bene quanto l’alchimia operativa sia dipendente dall’operatività in laboratorio.

Effettivamente tutti gli alchimisti ci avvertono che le materie di cui si servono si trasformano e ritornano, poco a poco, a quel principio da cui sono scaturite: solo così i minerali riprenderanno a vivere e insieme a loro si risveglierà a nuova vita anche l’operatore.

L’autore ci ricorda tuttavia che, in quanto siamo esseri di questo mondo, tutto quello che il nostro pensiero “cerebrale” elabora non può che appartenere a questa manifestazione: sarà attraverso l’effettivo lavoro al forno che l’alchimista potrà raggiungere il punto di confluenza tra la nostra e un’altra manifestazione.

“Questo contatto è reale. La prova è data nel bizzarro comportamento della materia incandescente nel crogiolo, che segue leggi fisiche sconosciute in questo universo …”

E’ appunto così che ogni vero alchimista, mentre imita la Natura nei suoi lenti processi di trasformazione allo scopo di accelerare l’evoluzione delle materie, finisce poi per superare la stessa Natura!

In tal senso ci sembra quanto mai eloquente la frase del celeberrimo Rosarium Philosophorum:

“… la nostra Pietra grida dicendo: figlio mio aiutami e io ti aiuterò”.

B-Atman