La morte dell’anima. Dalla mistica alla psicologia

di Marco Vannini

 

“L’anima è così completamente una cosa con Dio che nessuno dei due può essere compreso senza l’altro. Si può conoscere il calore senza il fuoco e la luce senza il sole, ma non si può pensare Dio senza l’anima né l’anima senza Dio, tanto esse sono uno.” [Meister Eckhart]

Abbiamo avuto solo oggi, dopo oltre dieci anni dalla sua pubblicazione, la fortuna di leggere il notevole studio di Marco Vannini dedicato ad un tema che già altri hanno affrontato, ma non in modo così efficace.

Nell’epigrafe troviamo un passo del mistico renano Meister Eckhart che racchiude in nuce tutto il contenuto dell’opera: quando dalla speculazione filosofica scompare Dio scompare anche l’anima, e viceversa. Vita vera essi hanno solo quando v’è un terzo concetto che li unifica, che è quello di Spirito.

Siamo difronte a quello che è stato riconosciuto, talvolta con grande onestà intellettuale anche dagli stessi psicologi, come l’ineluttabile errore dello psicologismo che, riducendo l’anima a mera cosa, trascura fatalmente l’autonomia propria dello spirito.

Sembra questo un fenomeno tipico della cultura occidentale, infatti nella letteratura religiosa orientale non risulta né all’interno del corpus dottrinale induista né buddhista, dove invece è normale una concezione dell’uomo come “luogo della trascendenza”.

Crediamo che sia proprio per questo che alcuni pensatori contemporanei, in particolare gli esistenzialisti, ritengono che l’uomo sia fatalmente alienato, e sostengono che riduzionismo e nichilismo siano strettamente connessi.

In effetti la scienza e la filosofia post-illuminista hanno contribuito al tramonto del concetto di “completezza” togliendo ogni ostacolo al riduzionismo, cosicché il mondo è pensato come totalità divisibile in parti scollegate le une dalle altre, legittimando il senso di possesso e di manipolazione irresponsabile.

Ora questa situazione non può non avere il suo “riflesso” anche nell’interiorità dell’uomo, quella appunto dell’anima scissa dal mondo dello Spirito che in maniera così chiara denuncia Marco Vannini, e che noi non possiamo che condividere.

Tuttavia non è solo “colpa” della scienza e del pensiero scientifico dell’attuale stato di cose, infatti secondo le parole dell’autore “… è proprio all’interno del cristianesimo che l’esperienza dello spirito e la cura animarum si impoverirono sino a generare la moderna psicologia, nella quale l’anima è andata incontro ad una morte che non è quella mistica, ma una vera e propria scomparsa”.

C’è una via d’uscita a questa impasse? O forse ci troviamo su di una via senza uscita? Insieme all’autore riteniamo che oggi sia tempo che l’uomo ritorni al precetto delfico “Conosci te stesso e conoscerai te stesso e Dio” che caratterizzò l’alba del pensiero occidentale, e, come in un cerchio ideale che si chiude, lo Spirito finalmente rinasca a “vita nova”!

 

B-Atman