Mosè l’egizio – Jan Assmann

Mosè l’egizio
Decifrazione di una traccia di memoria
Jan Assmann

Al nome di Mosè è legata l’idea stessa di monoteismo. Tuttavia non fu lui il primo ad affermare la rivoluzione monoteistica, bensì il faraone Ekhnaton, che regnò in Egitto nel XIV secolo. Di Mosè non sappiamo con certezza neppure se sia realmente vissuto, ma la memoria di lui ha accompagnato per secoli la civiltà giudeo-cristiana attraversando innumerevoli metamorfosi: una delle più significative fu senza dubbio l’ultimo, tormentato libro di Freud, L’uomo Mosè e la religione monoteistica, apparso nel 1939. Del faraone Ekhnaton sappiamo con certezza quando e come è vissuto, ma subito dopo la sua morte gli oppositori ne condannarono la memoria con tale ferocia e radicalità che soltanto in tempi recenti agli egittologi è stato possibile ricostruire i lineamenti della riforma religiosa da lui promossa. Ed è ben noto quanto strettamente Mosè sia connesso con l’Egitto, la terra dove nacque e da cui fece fuggire il suo popolo. Così potremmo dire, con Assmann, che Mosè è una figura della memoria ma non della storia, laddove Ekhnaton è una figura della storia e non della memoria. Tanto basterà per indicare quale groviglio inesauribile di questioni si addensi nell’espressione «Mosè l’egizio» che dà il titolo a questo libro, scritto da Assmann nella doppia, indispensabile prospettiva dell’egittologo e dello studioso della memoria nella nostra civiltà.

Jan Assmann è professore emerito di Egittologia nell’Università di Heidelberg. È autore di molti libri e Nel 2017 gli è stato attribuito il Premio Balzan per gli studi sulla memoria collettiva, insieme alla moglie Aleida.