Perchè mi capita - Alla ricerca del senso nascosto della vita

Perché mi capita? Alla ricerca del senso nascosto della vita

di Francesco Albanese

Le cose capitano per caso? Oppure esiste un disegno segreto per il quale tutto accade secondo un ordine prestabilito? E se è così chi o cosa ha deciso al posto nostro?

Il nuovo libro di Francesco Albanese, che analizza le presunte implicazioni della fisica quantistica nella vita quotidiana, è sicuramente un testo scorrevole e pieno di spunti su cui riflettere, ma che ci lascia perplessi riguardo al “nocciolo” della questione: come conciliare la libertà del volere e dell’agire umano con la visione deterministica della realtà?

Come giustamente sottolinea l’autore “… a molti piace pensare di essere gli artefici del proprio destino, e al tempo stesso vittime di un destino avverso, per dirla con un pizzico d’ironia, quando va bene è merito mio, quando va male è colpa del destino…”!

Naturalmente l’uomo ha cercato sempre una spiegazione razionale a tutto quello che accade, a se stesso come in tutto il mondo che lo circonda. Il principio innato di causalità nasce dall’idea che tutti i fenomeni si susseguono in un continuo processo di causa-ed-effetto: tutto quello che non risponde a questa legge viene considerato dominio del “caso”.

In questo modo però la libertà dell’uomo viene relegata nel campo dei processi casuali, infatti se tutto ha una causa allora la “libera” scelta dell’uomo è un’illusione perché già determinata a priori, quindi l’uomo è libero solo se le sue scelte non hanno una causa! E’ chiaro che questo è un paradosso.

Tuttavia qual è il fondamento del principio di causalità? Siamo poi certi che tale principio sia sempre vero? Oggi si da per scontato che il caso non sia altro che “ignoranza delle cause”, perciò il problema della libertà dell’uomo dipenderebbe esclusivamente dalla nostra incapacità di conoscerne le cause.

Ma fino a che punto regge l’interpretazione causale e deterministica della realtà? Da parte nostra siamo dell’idea che in qualche modo esiste nell’Universo una libertà che non è assolutamente spiegabile solo e semplicemente secondo la legge di causa ed effetto.

E’ proprio uno dei padri della fisica quantistica, Verner Heisenberg, a confermare la visione “indeterministica” della realtà, anche se Albert Einstein affermava: “Dio non gioca a dadi” – a cui però Bohr replicava: “La domanda non è se Dio gioca a dadi, ma che cosa intendiamo noi quando diciamo che Dio non gioca a dadi”!

D’altronde lo stesso Kant – nella sua “Critica della ragion pratica” – si trova costretto a riconoscere che dal punto di vista del fenomeno l’agire dell’uomo non è libero, ma che solo nel mistero del noumeno è possibile concepire il libero arbitrio.

Così nella fisica classica “newtoniana” la legge di causa-ed-effetto resta comunque valida, mentre nella nuova fisica quantistica, con il principio di indeterminazione, si comincia almeno un po’ a scoprire il mistero della libertà.

Quindi, malgrado tutto, non crediamo che su tale questione ci sia stato qualche progresso, e perciò ancora oggi l’onestà intellettuale del grande filosofo di Koenigsberg ha tutta la nostra ammirazione.

Ps: come posso volere ciò che voglio?

B-Atman