Pompilio Paolucci – Refrigerium

“Egregio Sig. Prof. Pompilio Paolucci,
Fin da quando ebbi l’occasione apprezzare il suo Studio sul “Refrigerium” nell’antichità cristiana, Le detti il consiglio di pubblicare il suo lavoro.
Oggi pertanto sono lieto di sapere che ella ha preparato tale pubblicazione, e gliene faccio le mie congratulazioni.
Il suo studio contiene, come doveva essere, parecchie cose già note intorno al Refrigerium come concetto di suffragio per i defunti e come Agape di cristiana carità; e di tutte queste cose Ella ha pure trattato assai bene e con molta chiarezza e scelta erudizione storica ed archeologica.
Ma Ella è andata anche più innanzi nella sua indagine, e si è accinta a trattare un punto di molta novità, quale è quello del Refrigerium, considerato come rito funebre, e specialmente come rito sacro in onore dei martiri, il che fino ad ora non aveva formato argomento di osservazione speciale nei trattati di archeologia cristiana. Ed a tale studio le hanno fornito propizia occasione le importanti scoperte avvenute recentemente in Roma negli scavi sotto la Basilica di S. Sebastiano sulla Via Appia, dove si venerava una insigne memoria della temporanea deposizione dei Corpi degli Apostoli Pietro e Paolo; dei quali scavi io ho diffusamente trattato con parecchi articoli nel Nuovo Bollettino di Archeologia Cristiana, e dei quali ho pure spesso parlato con Lei nelle nostre private conversazioni, indicandole anche il recente ed importante lavoro del Chiar.mo P. Grossi Gondi, che ha iniziato lo studio dello stesso argomento del Refrigerium.
Ora Ella studiando tutto ciò, ha saputo comprendere tutta la importanza delle ultime scoperte, in relazione specialmente a quel rito sepolcrale, pochissimo noto, rito che consisteva nel versare il vino sopra la tomba dei Santi, ed è descritto in un carme di San Paolino da Nola, non ancora pienamente inteso. Ed Ella ha opportunamente posto in relazione quel rito con le cerimonie pagane, dalle quali esso ebbe origine, e ne ha descritto anche le vicende fino alla abolizione che ne fece la Chiesa, perché degenerato in deplorevoli abusi (…)”

Dalla Lettera di prefazione, Orazio Marchi; Prof. di Archeologia Cristiana