“Il Terrore della Fine – l’Arcano numero XIII” di Yonah

Il concetto di “Morte” ha da sempre affascinato l’essere umano, basti pensare a quanto viscerali e sentiti fossero gli antichi culti pagani in stretto contatto con la dimensione dell’aldilà. La Morte è il grande ignoto, è l’Infinito dietro la siepe di Leopardi, è il tormento e la liberazione di Emily Dickinson e la preoccupazione di innumerevoli genti nella storia dell’essere umano. Nei Tarocchi, la Morte, nel mazzo dei Marsigliesi, non ha nome: ciò a cui non si può affibbiare un’etichetta è sempre foriero di incubi e paure. L’Arcano numero 13, tuttavia, con la sua falce che taglia arti umani e spighe di grano, mutila solo la superficie ma lascia intatte le radici. La Morte non è uno stadio finale, ma è una trasformazione, un passaggio e, a livello iniziatico, rappresenta l’individuo che ha abbandonato il vecchio sé profano per abbracciare la propria nuova identità sacralizzata. Il motivo per cui diverse ritualistiche sono composte da uno scenario cupo e funesto è perché lo scopo del Saggio risiede nel superare le angosce della Morte. Il messaggio della carta è quello di far comprendere al consultante l’insensatezza di temere la Morte, tanto quanto ovviamente sarebbe insensato desiderarla. Si esprime l’accettazione del dolore e delle ferite, che tuttavia possono sempre essere cicatrizzate. L’Arcano numero tredici è dinamico ed è l’antitesi della staticità come la Morte potrebbe far pensare: morire è un movimento, che nasce dall’interno per estroflettersi nella sua conclusione. Nel mazzo “Night Sun” di Fabio Listrani, la Morte appare come una donna senza pelle, dai tratti carnei ed amorfi impugnante una falce e con il ventre gravido. La Morte è madre della vita