“Il Valore della Staticità – l’Arcano numero XII” di Yonah

“Oggi vorrei portare l’attenzione su di un Arcano sottovalutato e troppo spesso mal visto, considerato talvolta alla stregua di una “seccatura” di cui sbarazzarsi. Trattasi dell’Arcano maggiore numero dodici, meglio conosciuto come “L’Appeso”. Guardando la figura, a prima vista, è semplicemente quella di un uomo impiccato per la gamba ad un ramo o ad un appiglio più generico (dipende dal mazzo preso in esame). Le interpretazioni più tradizionali lo descrivono come portatore di blocchi, staticità, impotenza ed incapacità a prendere in mano le redini della propria vita. Lo stallo e l’essere prigionieri degli eventi. In sintesi viene dipinta come una carta fastidiosa di stasi e d’attesa. Talvolta le viene attribuita una vaga propensione al misticismo. E’ infatti proprio qui che desidero soffermarmi. L’Appeso non è semplicemente un mero istinto di evanescente vicinanza alla dimensione mistica, ma è il Misticismo stesso nella sua più pura accezione di “mistikos”, ovvero “misterioso ed arcano” in greco antico. L’Appeso è il mistero stesso della conoscenza spirituale, poiché egli affonda con il capo nel fango, ignorando totalmente il distante e freddo cielo che sfrutta come semplice appiglio (il ramo). L’Appeso è in diretta relazione alla Papessa: ella rappresenta il contenitore sacro, il Graal, mentre l’Appeso è la sostanza contenuta in esso. Senza sostanza la Papessa sarebbe un contenitore sterile e secco, mentre l’Appeso semplicemente una poltiglia amorfa e dispersa. L’Appeso insegna che il processo di trasformazione non è solamente un “divenire”, ma è anche costellato da tante fasi di “stare”. Il verbo “stare” indica proprio la valenza trasformativa dell’Appeso, ovvero il liquido sacro che assimila le informazioni acquisite nei momenti di “divenire”. Solo in uno stato di stasi è possibile fermarsi e riflettere, e soprattutto ricevere “illuminazioni”. L’Appeso è anche il simbolo del martire che grazie a mille dolori e mille sofferenze entra in uno stato di trance e di estasi estrema, che permette lui di fondersi con le Acque della vita. L’Appeso insegna a sacrificare il nostro ego, ovvero a “renderlo sacro” nel senso più stretto del termine, rappresentando la più alta espressione dell’Archetipo di Dioniso, che sottolinea quindi ancor più profondamente il suo legame con la Papessa, ovvero Persefone (moltissime fonti attribuiscono a Persefone, nella mitologia greca, la maternità di Dioniso o quanto meno le danno un ruolo di “nutrice”). L’Appeso non è una carta fatta per trovare la felicità alla luce del sole, ma la trova nelle paludi della vita, dove acqua e terra si mischiano insieme e sopra cui, di notte, ardono i fuochi fatui. E’ questa l’immagine che a mio avviso più evoca la concezione che ho io dell’Appeso, che nel suo sprofondare trova equilibrio e stabilità. Ciò viene sottolineato dalla disposizione delle gambe dell’Arcano che formano un quattro, numero del quadrato, fulcro di fermezza e dominio ed in questo caso è proprio la padronanza dell’estasi il regno dell’Appeso.

Qui propongo un esercizio di meditazione molto semplice ma a mio avviso stimolante ed efficace per permettervi di iniziare a prendere dimestichezza con le virtù dell’Appeso.

Sedete a gambe non incrociate e ponete le mani sulle cosce. Mettete difronte a voi l’Arcano dell’Appeso appartenente al vostro mazzo ed accendete una candela viola e dell’incenso (consigliabili sono la mirra o il sandalo, ma anche il palo santo va più che bene). Rilassatevi a fondo e concentrate la vostra attenzione sull’Appeso, analizzandone forme e colori. Contemplate l’ambiente circostante alla figura per poi spostarvi direttamente su di essa. Focalizzate lo sguardo sul volto dell’Appeso. Nel vostro mazzo che espressione ha? E’ sereno? Oppure ha un viso turbato da un forte rapimento estatico? Dopo averne osservato attentamente le forme, cercate di “entrare” nella carta e, in particolare, mettetevi nei panni dell’Appeso stesso appendendovi a testa in giù al ramo della carta. Assorbitene il senso di beatitudine e di estasi, cercate di percepire voi stessi come del vino in ebollizione. Sentite il calore nel sangue ma rimanete immobili, in stasi fisica totale. Adesso cercate di rivivere una o più situazioni negative che spesso vi ritrovate a vivere durante la giornata. Visualizzatele intensamente e percepite il più nitidamente possibile le sensazioni sgradevoli e dolorose che vi procurano. Una volta presa consapevolezza di esse, date fuoco a quelle immagini con fermezza. Immaginate di assorbirle dentro di voi e di bollirle al vostro interno. Disfatele fino a che non percepirete un senso di pace e di quiete, sgombro da pensieri e ricettivo nei confronti della vita.”